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lunedì 15 ottobre 2018 - 17:10
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lultimanotte160418Bitonto. “L’ultima notte di Frederico” in scena al teatro comunale “Tommaso Traetta” di Bitonto il 27 aprile, ore 18,30.

Una scomoda verità. Note di presentazione del dramma storico di Nicola Fiorino Tucci.

Fine novembre 1250, Puglie, Terra di Capitanata: Federico II, re ed imperatore, è da qualche giorno impegnato in estenuanti battute di caccia forse anche per dimenticare alcune recenti amarezze e sconfitte. Sta per compiere 56 anni ma il suo fisico è forte e temprato eppure, all’improvviso, si ammala: febbre, dissenteria, svenimenti. Lo portano nella domus imperiale di castel di Fiorentino, a dieci chilometri da Lucera, città a lui molto cara. Nei giorni successivi il quadro clinico sembra migliorare quando, invece, la notte del 13 dicembre 1250, lo Stupor Mundi, come lo definiscono in tanti, dopo aver mangiato delle “pere collo zuccaro”, muore, lasciando una situazione dinastica e politica niente affatto chiara. La Storia ci dice che i suoi possedimenti si divideranno in due tronconi: l’Impero di Germania (o quel che ne resta) spetta a Corrado IV, figlio legittimo di Federico, e il Regnum Italiae (così definito da lui stesso) cade nelle mani di Manfredi, suo figlio illegittimo. Ma, a parte le successive vicende storiche a tutti ben note, è lecito chiedersi cosa accadde quella notte del 13 dicembre 1250, nel castel di Fiorentino vicino Lucera: fu, quella di Federico, morte dovuta ad un evento naturale o causata, come sosterranno subito i suoi numerosi nemici, da soffocamento? Insomma, malattia o regicidio? Le cronache pervenuteci da quell’epoca così lontana ricordano che, quella sera di santa Lucia, nella domus imperiale di Fiorentino c’erano ad assistere l’Imperatore i suoi più stretti collaboratori: Berardo di Castanea, arcivescovo di Palermo, un suo maggiordomo, la sua quinta moglie, Bianca Lancia, e l’astrologo di corte, mastro Teodoro; ai quali immaginiamo si siano aggiunti Ciullo da Trani, uno dei tanti intellettuali che frequentavano la sua corte, e Pietro Ispano, un medico (o fisico, come lo si chiamava all’epoca). In totale, sei personaggi, che si fiutano e si studiano a vicenda nell’attesa di conoscere chi raccoglierà l’eredità del Regno Meridionale, fra ricordi, polemiche, rancori, illazioni e ipocrisie. Quando poi, a notte fonda, sopraggiunge Manfredi, il figlio bastardo di Bianca e Federico, tutti capiscono che il gioco è ormai finito. Ed il trono definitivamente occupato.

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Fine novembre 1250, Puglie, Terra di Capitanata: Federico II, re ed imperatore, è da qualche giorno impegnato in estenuanti battute di caccia forse anche per dimenticare alcune recenti amarezze e sconfitte. Sta per compiere 56 anni ma il suo fisico è forte e temprato eppure, all’improvviso, si ammala: febbre, dissenteria, svenimenti. Lo portano nella domus imperiale di castel di Fiorentino, a dieci chilometri da Lucera, città a lui molto cara. Nei giorni successivi il quadro clinico sembra migliorare quando, invece, la notte del 13 dicembre 1250, lo Stupor Mundi, come lo definiscono in tanti, dopo aver mangiato delle “pere collo zuccaro”, muore, lasciando una situazione dinastica e politica niente affatto chiara. La Storia ci dice che i suoi possedimenti si divideranno in due tronconi: l’Impero di Germania (o quel che ne resta) spetta a Corrado IV, figlio legittimo di Federico, e il Regnum Italiae (così definito da lui stesso) cade nelle mani di Manfredi, suo figlio illegittimo. Ma, a parte le successive vicende storiche a tutti ben note, è lecito chiedersi cosa accadde quella notte del 13 dicembre 1250, nel castel di Fiorentino vicino Lucera: fu, quella di Federico, morte dovuta ad un evento naturale o causata, come sosterranno subito i suoi numerosi nemici, da soffocamento? Insomma, malattia o regicidio? Le cronache pervenuteci da quell’epoca così lontana ricordano che, quella sera di santa Lucia, nella domus imperiale di Fiorentino c’erano ad assistere l’Imperatore i suoi più stretti collaboratori: Berardo di Castanea, arcivescovo di Palermo, un suo maggiordomo, la sua quinta moglie, Bianca Lancia, e l’astrologo di corte, mastro Teodoro; ai quali immaginiamo si siano aggiunti Ciullo da Trani, uno dei tanti intellettuali che frequentavano la sua corte, e Pietro Ispano, un medico (o fisico, come lo si chiamava all’epoca). In totale, sei personaggi, che si fiutano e si studiano a vicenda nell’attesa di conoscere chi raccoglierà l’eredità del Regno Meridionale, fra ricordi, polemiche, rancori, illazioni e ipocrisie. Quando poi, a notte fonda, sopraggiunge Manfredi, il figlio bastardo di Bianca e Federico, tutti capiscono che il gioco è ormai finito. Ed il trono definitivamente occupato.

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