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elachiamano040118Bitonto. “Vivere e scrivere sono un lungo viaggio, un continuo trasloco di pensieri, sentimenti ed esperienze”, scrive Valentino Losito nella sua opera prima “E la chiamano estate – Quando andavamo in villeggiatura” la cui presentazione, per i gravi fatti di sangue avvenuti a Bitonto, è stata rinviata a giovedì 11 gennaio 2018 alle 18 al teatro “Traetta” di Bitonto.
L’evento è stato promosso dalla “SECOP Edizioni”, dall’associazione culturale “Fos”, con il patrocinio del Comune di Bitonto e del Parco delle Arti.
Il libro, antologia di racconti, è una raccolta di storie, personaggi grandi e piccoli, che l’autore e suo padre cantastorie hanno incontrato nel cammino della vita. Le vicende che s’incrociano hanno come filo conduttore il borgo natio, quello della cara marina di Santo Spirito.
La cittadina sul mare diventa luogo del cuore, rete di episodi, un ufficio da cui passare a ritirare ricordi smarriti per farne memoria.
Nell’amarcord marinaro la nostalgia diventa assolutezza dialettica e, quindi, futura. Un sentimento sottile ed acuto si insinua negli occhi nel lettore che sentirà la necessità di tornare alla “villeggiatura”, cioè un tempo segnato dai ritmi della sospensione, dell’assenza, della distanza dalle cose del mondo.
Losito, dunque, rinverdisce “la promessa dell’estate” cercando “nelle sere serene la carezza della sperata quiete”.

Contributi
“Sì, c’era una volta la realtà: un albero (il grande carrubo alla stazione del borgo), una barca, l’impasto di pane e formaggino come esca, gli aquiloni dei ragazzi. E ci sarebbe ancora, se solo sapessimo raccontarla ai più piccoli, figli e nipoti. La nostalgia come cifra etica, alla maniera del Pasolini corsaro dei tempi, è infi ne lo spirito autentico di questo piccolo libro”.
Oscar Iarussi

“Un libro fresco, che sa di mare e di “villeggiatura”, di ricordi di una infanzia felice tra voli di aquiloni e partite al pallone alla controra nel campetto dietro casa. Un libro di brevi aneddoti del tempo che fu e che ha lasciato nell’autore e lascerà in ogni lettore una scia di ricordi che rendono ancora azzurro e leggero il cuore”.
Angela De Leo

L’autore
Valentino Losito è nato nel 1956 a Bitonto.
Sposato con Rita, è papà di Caterina, Anna Chiara e Lorenzo. Giornalista professionista dal 1991.
Ha lavorato per 25 anni alla Gazzetta del Mezzogiorno, dove è stato capo servizio di politica interna e poi vice caporedattore centrale. Dal maggio del 2013 a ottobre 2017 è stato presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia di cui era stato segretario dal 2007 al 2010. Attualmente è consigliere nazionale dello stesso Ordine. È appassionato di giornalismo, politica, calcio, lirica, poesia e della sua città.
A metà degli anni ’90 è stato promotore, a Bitonto, del Centro studi e documentazione Agorà.
Si è sempre interessato ai temi legati alla cittadinanza attiva e ai rapporti tra fede e politica in relazione soprattutto all’educazione delle giovani generazioni.
Ha nel cassetto alcune favole scritte per i suoi ragazzi e il sogno di pubblicarle, molte poesie e la memoria di storie e racconti che gli ha lasciato in eredità suo padre, Lorenzo, e che vedono ora la luce con questa raccolta.

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elachiamano040118Bitonto. “Vivere e scrivere sono un lungo viaggio, un continuo trasloco di pensieri, sentimenti ed esperienze”, scrive Valentino Losito nella sua opera prima “E la chiamano estate – Quando andavamo in villeggiatura” la cui presentazione, per i gravi fatti di sangue avvenuti a Bitonto, è stata rinviata a giovedì 11 gennaio 2018 alle 18 al teatro “Traetta” di Bitonto.
L’evento è stato promosso dalla “SECOP Edizioni”, dall’associazione culturale “Fos”, con il patrocinio del Comune di Bitonto e del Parco delle Arti.
Il libro, antologia di racconti, è una raccolta di storie, personaggi grandi e piccoli, che l’autore e suo padre cantastorie hanno incontrato nel cammino della vita. Le vicende che s’incrociano hanno come filo conduttore il borgo natio, quello della cara marina di Santo Spirito.
La cittadina sul mare diventa luogo del cuore, rete di episodi, un ufficio da cui passare a ritirare ricordi smarriti per farne memoria.
Nell’amarcord marinaro la nostalgia diventa assolutezza dialettica e, quindi, futura. Un sentimento sottile ed acuto si insinua negli occhi nel lettore che sentirà la necessità di tornare alla “villeggiatura”, cioè un tempo segnato dai ritmi della sospensione, dell’assenza, della distanza dalle cose del mondo.
Losito, dunque, rinverdisce “la promessa dell’estate” cercando “nelle sere serene la carezza della sperata quiete”.

Contributi
“Sì, c’era una volta la realtà: un albero (il grande carrubo alla stazione del borgo), una barca, l’impasto di pane e formaggino come esca, gli aquiloni dei ragazzi. E ci sarebbe ancora, se solo sapessimo raccontarla ai più piccoli, figli e nipoti. La nostalgia come cifra etica, alla maniera del Pasolini corsaro dei tempi, è infi ne lo spirito autentico di questo piccolo libro”.
Oscar Iarussi

“Un libro fresco, che sa di mare e di “villeggiatura”, di ricordi di una infanzia felice tra voli di aquiloni e partite al pallone alla controra nel campetto dietro casa. Un libro di brevi aneddoti del tempo che fu e che ha lasciato nell’autore e lascerà in ogni lettore una scia di ricordi che rendono ancora azzurro e leggero il cuore”.
Angela De Leo

L’autore
Valentino Losito è nato nel 1956 a Bitonto.
Sposato con Rita, è papà di Caterina, Anna Chiara e Lorenzo. Giornalista professionista dal 1991.
Ha lavorato per 25 anni alla Gazzetta del Mezzogiorno, dove è stato capo servizio di politica interna e poi vice caporedattore centrale. Dal maggio del 2013 a ottobre 2017 è stato presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia di cui era stato segretario dal 2007 al 2010. Attualmente è consigliere nazionale dello stesso Ordine. È appassionato di giornalismo, politica, calcio, lirica, poesia e della sua città.
A metà degli anni ’90 è stato promotore, a Bitonto, del Centro studi e documentazione Agorà.
Si è sempre interessato ai temi legati alla cittadinanza attiva e ai rapporti tra fede e politica in relazione soprattutto all’educazione delle giovani generazioni.
Ha nel cassetto alcune favole scritte per i suoi ragazzi e il sogno di pubblicarle, molte poesie e la memoria di storie e racconti che gli ha lasciato in eredità suo padre, Lorenzo, e che vedono ora la luce con questa raccolta.

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